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Giorno delle Memoria Streaming

Proiezione audiovisivo: “Vite segnate voci sospese”

Ti porteremo con mano a visitare il luogo simbolo della Memoria, il racconto del nostro viaggio ad Auschwitz Birkenau

Una presentazione con voce narrante di grande impatto emotivo: immagini fotografiche e pensieri che nascono dalla visita, il campo di Auschwitz e Birkenau.
“Vite segnate, voci sospese” è il titolo del progetto che ha dato vita ad un libro fotografico.

Un viaggio nella memoria raccontato attraverso gli interventi di chi ha vissuto l’esperienza diretta di visitare quei luoghi da uomo libero, un incontro con chi ha realizzato il progetto che ha dato vita a questo libro.
Un ritorno sui luoghi di due dei più famigerati campi di sterminio nazisti con scatti di grande impatto emotivo raccolti nel libro “Vite Segnate, voci sospese” che: “vuole avvicinare ai luoghi che testimoniano la barbarie umana che ha cancellato milioni di vite, ‘vite segnate’. Luoghi che conservano mille voci che parlano da ogni mattone e da ogni legno: senza più voce, ‘voci sospese’”.

Daremo spazio alle domande del pubblico da casa  (sarà possibile scrivere commenti) che potrà interagire con gli ospiti e gli interlocutori presenti.

 

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Martedì 26 gennaio 2021 ore 21:15 – diretta streaming

Interverranno:

Cristina De Tullio – Relatore e Vicepresidente del fotoclub
team del fotoclub fuggiaschi
Marilù Giussani – Presidente del fotoclub
team del fotoclub fuggiaschi
Monica Veronese – Autore e voce narrante
Dott.ssa Nicoletta SAVERI – Vice Sindaco Assessore Comune di Inveruno
Luca Malini – Editore La Memoria del Mondo
Laura Garavaglia – A.N.P.I.
Sez. Martino Barni
Inveruno e Cuggiono


Potete seguire la diretta dal vostro social media preferito:

Diretta facebook
Diretta Youtube

Si può fotografare un abisso come Auschwitz Birkenau?

Abbiamo passato solo 6 ore tra Auschwitz e Birkenau da uomini liberi ma questa esperienza ci ha segnato nel profondo e mi ha fatto cambiare punto di vista: ho visto il male fatto dall’uomo, e l’ho identificato in noi, nel nostro essere uomini, ora che l’ho compreso posso decidere di non farne parte, questo mi spinge a riflettere e a reagire perché quel male non s’insinui in me neppure in minima parte.

Auschwitz e Birkenau è un luogo che ogni uomo e donna dovrebbe visitare, toccare con mano quel dolore e vedere quell’orrore fatto dagli uomini dovrebbe farci riflettere, dovrebbe cambiare radicalmente il nostro punto di vista sull’essere parte dell’umanità intera, come diceva Martin Luter King “…imparare l’arte di vivere come fratelli” perché ogni qualvolta si insinua in noi il silenzio dell’indifferenza, siamo parte di quel male che ha edificato Auschwitz e Birkenau.

Potrebbe essere improprio parlare di “soggetti ritratti” obiettando che si può fotografare solo dei reperti, le strutture e i resti di un luogo simbolo dell’olocausto, mentre Auschwitz e Birkenau sono in realtà, le persone che l’hanno vissuto e che ora non sono più qui. In parte può essere vero, ma è anche pur vero che ogni mattone, ogni legno, ogni oggetto… parla di loro, sentire la loro presenza in ciò che è rimasto della loro esistenza e di ciò che l’ha orribilmente negata e terminata.

La memoria è importante ma non sufficiente, perché non ci può solo fermare a ricordare, è importante comprendere e soprattutto prendere consapevolezza. Ecco perché Auschwitz diventa strumento per prendere contatto con una realtà che oggi più che mai richiama la nostra coscienza.  Come dice Isabel Allende, “la memoria, a seconda dello stato d’animo, è labile e capricciosa, ognuno ricorda e dimentica a suo piacimento”, le nostre foto, immagini attuali, in un certo senso ci obbligano a ricordare, ma soprattutto a prendere contatto con una realtà che è ancora attuale.

Ecco perché è importante fotografare Auschwitz, e allora ci si potrebbe chiedere come farlo al meglio.

Le fotografie sconvolgono nella misura in cui mostrano qualcosa di nuovo, ma oggigiorno l’enorme archivio fotografico delle miseria e dell’ingiustizia nel mondo ha dato a tutti una certa consuetudine e assuefazione con l’atrocità, facendo apparire più normale l’orribile, rendendolo familiare, remoto, inevitabile. In fotografia spesso si rincorrere la tendenza, la moda di cercare di proposito fotografie con valenza macabra, luoghi e soggetti lugubri. La proliferazione di questo genere di immagini ci rende quasi indifferenti perché guardiamo il mondo e molto di ciò che ci circonda solo tramite loro piuttosto che attraverso l’incontro, in contatto e l’esperienza diretta con la realtà.

Auschwitz non ha bisogno di interpretazioni artistiche, di essere fotografata in bianco e nero perché verrebbe dissolta la sua originalità e identità, le sue proprietà, le sue verità, la sua memoria e soprattutto la sua contemporaneità, è importante che l’immagine di Auschwitz appartenga al tempo presente.

Incontro con la Senatrice Liliana Segre a cui abbiamo consegnato il nostro libro

Visitare e fotografare Auschwitz Birkenau – il nostro viaggio

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